Sharon & Massimo
A volte il tempo è un bel posto per restar sospesi
L’anima di questo progetto per Sharon e Massimo risiede nella trasparenza, nel desiderio di abitare un volume di vetro che non divide ma accoglie la natura come parte dell'arredo. Il ricevimento ha trovato la sua dimora all'interno di una serra in ferro battuto color verde salvia, una lanterna di luce che ammorbidisce la pietra della villa e trasforma l'interno e l'esterno in un unico corpo pulsante. Ho immaginato questa promessa come la vita preziosa è: una rarità protetta, eppure sempre rivolta verso l'orizzonte.
All'interno, ho rotto la rigidità delle geometrie classiche progettando una disposizione organica su un pavimento in pietra chiara, dove il legno nudo dei tavoli, con dimensioni e forme diverse creano una nuova e dinamica narrazione visiva. Gli ospiti, accomodati su sedie di legno e paglia, sono immersi in una scenografia botanica viva: grandi aceri giapponesi dal fogliame rosso porpora e oleandri fioriti si alternano ai tavoli, mentre tralci di bougainvillea si arrampicano lungo i montanti in ferro.
Sulle tavole, tovaglioli in lino rosa antico, svettano vasi medicei carichi di peonie rosa, ortensie e rose pastello. L'atmosfera è riscaldata da un gioco di luci sofisticate : chandelier sospesi, sottili lampade di color bronzo e candele a stelo nei toni del rosa e del verde. Vedere la serra illuminarsi nel buio, come un cuore pulsante nel verde, è stato il collaudo definitivo di un'opera che ha saputo fondere la solidità della dimora con la delicatezza di un fiore.
Ci sono i colori reali e poi c’è il colore dei sogni: nessuno sa definire con esattezza la sua tinta, ma pare sia la sfumatura più bella per definire un Sì.
Quello di Beatrice e Nicola è un amore giovane, fresco e inebriante, nato da uno sguardo profondo ancor prima di essere pronunciato. Tutto ha avuto inizio nel silenzio solenne della Chiesa, dove il bianco purissimo dell'abito si fondeva con la pietra sacra, in un’estetica di assoluta purezza.
Un candore che parlava di promesse vere, sussurrate tra le mura di un luogo senza tempo tra affreschi e stucchi.
Ma è nel giardino secolare che la festa ha trovato la sua anima: un’atmosfera familiare accesa da mille riflessi, dove ogni angolo brillava di colori vibranti. La bellezza della diversità e l'unione di ogni candelabro e ogni fiore affinché parlassero la loro stessa lingua: quella di chi si appartiene da sempre, ma sa vivere con gioia ogni sfumatura della vita.
Un cammino che brilla della sua stessa tinta. Un amore a colori, per sempre.

